martedì 25 aprile 2017

OSTIA, POLO NATATORIO – LE ‘INFILTRAZIONI’ DI BARELLI E IL SILENZIO DI VULPIANI

La terna Prefettizia, a capo del Commissariamento del Municipio X per infiltrazioni mafiose, in questi due anni ha concentrato tutta la sua attenzione sulle concessioni balneari. Nel frattempo l’entroterra è allo sbando eppure di concessioni ce ne sono diverse, a partire dal PVQ della Madonnetta fino ad arrivare al Polo Natatorio di Ostia.
I Mondiali di Nuoto Roma ’09, non solo sono stati l’ennesimo scandalo dell’italietta corrotta, ma hanno creato all’interno del Municipio X un problema competitivo sul mercato con la nascita di nuove piscine private in un territorio che era considerato dal CONI “già a bagno” per l’alto numero di piscine presenti, con gravi ripercussioni  anche sul PVQ della Madonnetta.
La concessione alla FIN (Federazione Italiana Nuoto) del Polo Natatorio è scaduta nel 2016 e non giungono notizie né dal Prefetto Domenico Vulpiani né dal Comune di Roma, cosa davvero incredibile. Su questo argomento ritorneremo con un’inchiesta nelle prossime settimane. Quello che ci preme invece sottolineare è un altro aspetto: la cortina fumogena attorno a questo importante impianto pubblico per quanto concerne il “sabotaggio e il disturbo da parte della malavita locale per allungare le mani sull’impianto ancora non terminato dopo un anno dalla fine dei Mondiali di Nuoto Roma ’09” che fa pendant con il “sabotaggio” del bando per il reperimento dei marinai di salvataggio sulle spiagge libere di cui si è lamentato il Prefetto Vulpiani. Su quest’ultima vicenda qualcuno non l’ha presa proprio bene e ha sporto denuncia in Procura perché stanco di sentir parlare di “congetture, sospetti e infamie”. Dubitiamo che i cittadini sapranno come andrà a finire questa storia (tutto su link), perché in questa Italietta i cittadini non hanno saputo nemmeno come sia finita un’analoga storia relativa proprio al Polo Natatorio di Ostia, sorto per i Mondiali di Nuoto Roma ’09. Il Sen. Paolo Barelli, allora Presidente della FIN, nei documenti depositati presso il Tribunale di Ostia il 10 Dicembre 2009 dichiarava di essere stato informato dall’Ing. Claudio Rinaldi (allora Commissario Delegato per i Mondiali) che il non affidamento alla FIN del Polo Natatorio di Ostia “era da imputarsi a pressioni che s’intendevano esercitare sulla FIN al fine di farla recedere dalla concessione ottenuta a favore di ‘gruppi di potere’ allo stato, non identificati”. A seguito di questa gravissima affermazione di Rinaldi, Barelli minacciava di presentare un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica “ai fini dell’accertamento della sussistenza di penali responsabilità, anche a carico di tutti i soggetti che abbiano concorso o agevolato, anche con comportamenti omissivi, la eventuale consumazione di reati”. Passano pochi giorni e Barelli, invece di presentarsi in Procura, chiede spazio sul Corriere della Sera per smentire se stesso: “Non c’è stata alcuna intimidazione, è stato tutto tranquillo. E non faremo appalti: gestiremo noi l’impianto”. Dunque niente azioni di “sabotaggio o disturbo da parte della malavita locale per allungare le mani sull’impianto ancora non terminato dopo un anno dalla fine dei Mondiali di Nuoto Roma ’09”. Nel frattempo la camorra tentava di entrare negli appalti dei Mondiali di Nuoto, in corso al Foro Italico di Roma, secondo quanto asseriscono “quattro pagine di un rapporto dei carabinieri del Ros di Potenza contenute in un’ indagine del pm John Woodcock sulle infiltrazioni camorristiche in Basilicata” (link) .
Insomma, in un Municipio Commissariato per Mafia si continua non solo a ‘pasticciare’ sui bandi delle spiagge, ma addirittura si fa finta di niente sulla fine della concessione alla FIN del Polo Natatorio di Ostia, su cui Barelli aveva aveva prima accusato in Tribunale, e poi smentito su Corsera, pressioni di ‘gruppi di potere’ per la concessione dell’impianto sportivo. In questi 4 mesi chi lo sta gestendo? Con che titolo concessorio? Con che bando? Tutto regolare?Ma la mafia e i “gruppi di potere” ci sono o no ad Ostia?


Paula de Jesus per LabUr – Laboratorio di Urbanistica

domenica 5 marzo 2017

ANTIMAFIA - DONATO PEZZUTO E IL PORTO DELLE NEBBIE DELLA CAPITALE



Chi è Donato Pezzuto, amministratore e custode giudiziario del Porto di Roma. Il suo passato recente in una storia scandalosa fino ad arrivare alla “palestra della legalità” passando per l’asilo ‘Mariuccia’ dell’antimafia ad Ostia.


Mercoledì, 1° marzo 2017, è andata in onda un’importante puntata su RadioIdrosqalo, dal titolo “Mafia e Antimafia – Cotto e biscotto nel Porto delle nebbie. Tra sgarri e sgherri, tra Ariosto e arrosto, tra farine di tipo O e OO, tutto quello che dovete sapere e che non leggerete”. Ospite Paula de Jesus per LabUr – Laboratorio di Urbanistica.  A condurre la puntata Stefano Salvemme, nello spazio “In bocca allo Sqalo”, che ha aperto con una storia scandalosa raccontata da Report, condotto dalla Gabanelli, del 20/12/2015 dal titolo “Il biscotto perfetto”, cioè “quando lo Stato beffa se stesso. Confisca un forno ad un boss del contrabbando di sigarette, poi lo assume nel forno insieme a suo cognato, poi quando il boss se ne va non gli paga il TFR, allora il contrabbandiere chiede il sequestro dei macchinari che vanno all’asta e per due euro se li compra uno che li vende a suo cognato che apre un forno nuovo di fianco a quello vecchio su cui ci piazza anche il cartello “Il nuovo forno è a 200 metri” e allo Stato rimangono 4 mura vuote”. Chi era l’amministratore e custode giudiziario? Donato Pezzuto, che esattamente dopo 9 mesi viene di fatto premiato. Dalla gestione scandalosa di un forno del valore di 60mila euro a Fasano, in provincia di Brindisi, passa a gestire un bene pubblico per eccellenza del valore di milioni di euro, il Porto della Capitale. “Anomalo e inopportuno”, soprattutto alla luce delle dichiarazioni nel filmato da parte di Umberto Postiglione, Direttore dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC), che tuona di andare in Procura a denunciare questi “fatti misteriosi” riguardanti l’operato di Pezzuto ai microfoni di Giulio Valesini.
A distanza di poco più di 3 mesi dal suo nuovo ‘mandato’, Pezzuto annuncia, il 23 Febbraio 2017, il progetto della “palestra della legalità” e riesce in un colpo solo a infilare ben 4 “sgarri” (più correttamente sgarbi) amministrativi:

1) sgarbo civico: nessuna attività di uso sociale è stata finora intrapresa dal Porto di Roma (per esempio non si sa nemmeno che fine farà il residence)
2) sgarbo istituzionale: in un Municipio, come il X di Roma Capitale, commissariato per mafia, non è stato coinvolto il Prefetto Domenico Vulpiani, sottolineando in modo netto il distacco tra il Ministero della Giustizia (Orlando infatti era tra i relatori) e quello degli Interni, al quale il Prefetto risponde, così come ANBSC, il primo in posizione defilata tra il pubblico, la seconda non presente, così come il Sindaco Virginia Raggi.
3) sgarbo amministrativo: il riutilizzo dei beni in gestione a Pezzuto doveva avere come obiettivo quello di servire l'area di Nuova Ostia e Idroscalo su indicazioni da parte del Comune/Municipio e non certo della Regione Lazio, che, guarda caso, si prepara a imminenti elezioni, visto che l’immobile coinvolto si trova su area per altro comunale e non demaniale. Per altro, non risulta, alla data della trasmissione di Radio Idrosqalo, nessuna autorizzazione da parte dell’Ufficio Tecnico competente necessaria per aprire la palestra.
4) sgarbo interno alle Istituzioni: 48 ore prima della presentazione della palestra della legalità, il Ministro Orlando, intervistato su La7, dichiara che non si può proseguire con il metodo finora utilizzato nell’assegnazione dei beni sequestrati e confiscati e che l’ANBSC (che non risponde a lui) deve essere riformata. Come se non bastasse, finita la presentazione del progetto “palestra della legalità”, Orlando si precipita alla sede del PD per dichiarare la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca e soprattutto in politica le coincidenze non esistono.
Cominciamo a dire che lo Stato prevede che i beni tolti alla criminalità vengano destinati ad usi pubblici e sociali. Ma spesso questo non avviene.
La presentazione del progetto "Crescere nella legalità" presentato il 23 febbraio presso il Porto della Capitale, e che ha coinvolto un locale sequestrato a luglio 2016, è davvero incredibile. L’aggressione al patrimonio illecito è il principale strumento di contrasto nei confronti della criminalità organizzata, soprattutto se di tipo mafioso. Quando il bene (immobile, azienda, etc) non viene riutilizzato dallo Stato o dal Comune, in cui il bene risiede, viene di solito destinato ad uso sociale. In ogni caso, strappato alla criminalità, il bene viene sempre destinato alla collettività e mai a vantaggio di un singolo privato. Mentre il sequestro è una misura cautelare e ha carattere provvisorio all'interno di un procedimento penale,  la confisca è una misura ablatoria e ha carattere definitivo solo dopo la sentenza passata per i tre gradi (primo grado, Appello e Cassazione). Tali strumenti giudiziari non hanno sempre a che fare con il reato di associazione mafiosa (416bis), come nel caso del Porto di Roma o del forno di Fasano. A Ostia, per esempio, il Faber Village è stato sequestrato per 416 bis (sebbene lo scorso giugno l'accusa di mafia è caduta per i Fasciani, ridotta in appello in associazione a delinquere semplice), mentre il Faber Beach e il Porto per bancarotta fraudolenta. Nessuno dei tre è ancora confiscato e, a parte la complessa vicenda del Faber Beach (un mix tra beni aziendali e concessione demaniale) restano in amministrazione controllata fino a sentenza definitiva. Per quanto riguarda i beni sequestrati e confiscati è stata istituita nel 2010 l'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). L'Agenzia è un ente con  personalità giuridica di diritto pubblico, dotata di autonomia organizzativa e contabile ed è posta sotto la vigilanza del Ministro dell'Interno. Scopo principale dell'Agenzia è quello di provvedere all'amministrazione e alla destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, a seguito di confisca definitiva, nonché coadiuvare l'amministratore giudiziario sotto la direzione dell'Autorità Giudiziaria in fase di sequestro fino alla confisca di primo grado, dopo la quale assume la gestione diretta degli stessi beni. L'Agenzia deve collaborare con i Tribunali (penali e fallimentari) che nominano gli amministratori e i custodi giudiziari. Dovrebbe dunque esserci una sinergia tra il Ministero degli Interni (al quale risponde l'ANBSC) e il Ministero di Giustizia (al quale rispondono i Tribunali) e come principale interlocutore dovrebbe essere il Comune dove risiede il bene. Per tali motivi l'ANBSC ha siglato diversi protocolli d'intesa con le maggiori categorie imprenditoriali affinché i beni (prima della confisca di primo grado) possano essere dati in affidamento ad imprese serie e certificate che non solo possono garantire che il bene non venga deprezzato per inutilizzo o male impiegato, ma che soprattutto ne assicurino un uso sociale rivolto alla collettività.
Ma ad Ostia negli ultimi 2 anni e mezzo si è assistito a “fatti misteriosi”, “anomali e inopportuni”, dove si sono testati modelli giuridici anche inesistenti:
Faber Beach, sequestrato per bancarotta fraudolenta, gestito dal PD, durante l’era di Andrea Tassone (arrestato poi nell’inchiesta “Mondo di mezzo” di Mafia Capitale , da StandUp/Libera (senza evidenza pubblica) e il Tribunale di Roma. E’ stato poi messo all'asta, comprato dal Consorzio Nausicaa e infine ripreso dal Municipio X e versa ora in stato di abbandono. Però Davide Pati, Responsabile dei beni confiscati per Libera, dichiarerà pubblicamente che il bene è confiscato. (Tutto sulla gestione del Faber Beach al seguente LINK)
Faber Village, imposto dalla Procura di Roma, su parere contrario del Municipio X, e gestito da un'impresa, Unindustria, che non ne ha mai fatto un uso sociale, bensì un ristorante a prezzi alti. (si vedano LINK 1, LINK 2 e LINK 3)  
Porto di Roma: il Tribunale fallimentare si è messo d'accordo con il custode giudiziario, sotto la garanzia politica del Ministro di Giustizia e la copertura economica della Regione Lazio, dunque fondi pubblici, per destinare un immobile sequestrato su area comunale (fuori dunque dall'area demaniale di competenza regionale) e senza l’accordo con il Prefetto Vulpiani, ad una Onlus, senza alcuna evidenza pubblica e senza concordare con l'ente locale la destinazione d'uso del bene. Un bene che tra le altre cose è finito nel calderone di Mafia Capitale in quanto doveva diventare la nuova sede della Polizia di Roma Capitale – Gruppo Mare, pur non avendone le caratteristiche necessarie, tant’è che ci fu una forte protesta del Sindacato di Polizia. Ricordiamo che Mauro Balini, patron del Porto di Roma, è imputato per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di proventi illeciti ed intestazione fittizia dei beni. Dunque, non per mafia. Nonostante ciò, il FAI (Fondo Antiusura di Ostia, Volare Onlus), presente alla conferenza stampa della “palestra della legalità” dichiara, come Pati di Libera per il Faber, che si tratta di “un passo ulteriore con l’assegnazione dei locali confiscati alla mafia”, cioè afferma anche lui un falso e addirittura si arriva a dire che si tratta di una “confisca preventiva”, un soggetto giuridico inesistente quanto delirante. Sia il Porto di Roma sia il Faber Village sono in amministrazione controllata fino a sentenza definitiva. Il Porto è stato sequestrato due volte in due operazioni differenti e ha avuto due amministratori giudiziari: Massimo Iannuzzi da luglio 2015 ad ottobre 2016, in cui si è avvicendato con Donato Pezzuto. Una delle prime attività che Pezzuto mette in piedi, a parte l’annuncio della “palestra della legalità”, che bisognerà vedere se mai aprirà, è stata quella di sottoscrivere con la FIV (Federazione Italiana Vela (LINK) un protocollo d'intesa per rendere agibile il Porto per un anno di attività sportive che dovrebbero coinvolgere l'Idroscalo di Ostia, cosa che finora non è avvenuta e per altro, a parte le anomalie relative al ‘reclutamento’ delle associazioni per la c.d. “Piccola Olimpiade” della vela italiana che si terrà fra pochi giorni, non se ne comprende quale sia il “fine sociale” (*). La notizia è stata data il 22 febbraio 2017, cioè il giorno prima della conferenza stampa con il Ministro Orlando della “palestra della legalità”. I cittadini definiti ‘mafiosi’ a piè sospinto e “commissariati”, non solo apprendono le notizie dai giornali, ma le vengono a sapere all’ultimo minuto, senza essere minimamente coinvolti (così come il Prefetto Vulpiani), un comportamento “anomalo e inopportuno”.  

La ciliegina sulla torta, o sul biscotto come dir si voglia, della ‘gestione Pezzuto’, ce la regala la Onlus che dovrebbe gestire la “palestra della legalità”, scelta senza alcuna evidenza pubblica, senza passare per l’ANBSC, senza concordare con l’ente locale la destinazione d’uso del bene e finanziata con soldi pubblici, quelli della Regione Lazio. Ebbene, si tratta dell’IPAB Asilo Savoia. Scorrendo il loro sito si scopre che:
1) E’ amministrata da un Consiglio nominato dal Governatore della Regione Lazio, che designa il Presidente e due componenti. Il Sindaco dell’Area Metropolitana (ex Provincia di Roma) e del Comune di Roma nomina gli altri due componenti. Dunque non si comprende perché non fosse presente il Sindaco Raggi o suo delegato.  
2) Nel suo c.v. compaiono le seguenti nobili gesta: sostiene il funzionamento di un appartamento per 8 minori nel XIV Municipio. Svolge trasporto sociale gratuito per anziani in difficoltà nei Municipi I e XII. Ha attivato la residenza Regina Margherita per 12 anziani. Sostiene 2 sportelli (generico) per donne con bambini vittime di violenza ed infine sostiene l’Emporio Savoia, boutique solidale in collaborazione con la Caritas di Roma. Non si capisce dunque quale esperienza abbia nell’ambito delle palestre sportive. Forse Pezzuto pensa di reclutare qualche ‘trafficante’ di palestre popolari, chissà …
3) Il Presidente della Onlus IPAB Asilo Savoia è un certo Massimiliano Monnanni, balzato alle cronache nel 2012 per aver pianto davanti alla Fornero (reduce delle sue lacrime alla presentazione della Spending Review) mentre in qualità di Presidente dell’UNAR snocciolava il rapporto annuale, evidenziando che il suo contratto era scaduto e che dunque sarebbe divenuto un disoccupato. La Fornero, commossa, prese le sue difese e magicamente Monnanni trovò una nuova collocazione presso una Onlus delle Poste. L’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni razziali) di cui stiamo parlando è quella balzata alle cronache negli scorsi giorni per un servizio delle Iene che mostrava come Palazzo Chigi, dunque lo Stato, finanziasse un locale che dietro al paravento dell’associazionismo, organizzava incontri piccanti con annesso mercato della prostituzione. Ma non fu l’unico episodio. L’8 settembre 2015 dovette intervenire Renzi a difesa di Giorgia Meloni per dichiarazioni imbarazzanti di Monnanni alla fondatrice di Fratelli d’Italia.
Insomma, l’Antimafia del Porto delle nebbie.

(*) Il colpaccio è di aver portato a Ostia (il prossimo 16-19 marzo 2017) il Campionato Italiano delle Classi Olimpiche (CICO), la regata più importante dell’anno per la FIV e per il movimento delle derive italiano oltre che da sempre definita come “manifestazione-vetrina” della vela nazionale (la 'piccola olimpiade' della vela italiana). Il porto sarebbe la base logistica. Le regate si svolgeranno nel tratto di mare antistante il Porto Turistico di Roma e l'Idroscalo di Ostia. Per la premiazione si userà l'anfiteatro. Tutto tenuto in gran segreto almeno in ambito locale. Anche i circoli del comitato organizzatore, scelti all'ultimo minuto: Vela LNI Civitavecchia Asd, Gruppo Vela LNI Ostia Lido Asd, Nauticlub Castelfusano Asd (Lungo Mare Vespucci 50, ex CRAL Montedison), Tibi Sail Asd (Lungomare Duilio 20), Tognazzi Marine Village Asd.
Infine, le forze dell'ordine (GdF, Carabinieri, Polizia) confluirebbero nell'edificio centrale davanti allo Yachting Club. Nel frattempo sono aumentati gli affitti ed iniziato il recupero crediti verso gli utenti del Porto. Insomma di attività 'sociali' non se vede traccia.

mercoledì 14 dicembre 2016

INFERNETTO, VIA PREDOI: ETERNIT DEREGULATION



Nella demolizione delle strutture preesistenti di via Predoi all’Infernetto si vede chiaramente l’uso di mezzi meccanici non idonei alla rimozione del tetto in eternit, più correttamente chiamato “fibrocemento“. La copertura viene demolita senza curarsi dello spargimento delle fibre di amianto. Neppure si è presa alcuna precauzione, almeno da quanto emerge da foto e filmati in nostro possesso, riguardo le polveri contenenti amianto che potevano essere presenti sul solaio o nei punti di ancoraggio delle lastre di eternit con cui erano realizzati i tetti.
Il cantiere, e comunque tutta la zona dei lavori (che comprende la prima parte di via Predoi dove esistono altre abitazioni), per quanto piccola, doveva essere segnalata e l’accesso ad essa interdetto a chi non autorizzato. Gli stessi operatori che hanno eseguito i lavori, dovevano essere protetti da particolari indumenti e altri accessori, per evitare il contatto del corpo con le fibre di amianto e soprattutto per impedirne la respirazione. Nulla di tutto ciò. La polvere derivante dalla demolizione selvaggia è andata a ridosso delle case e gli operatori stazionavano nei pressi senza alcuna protezione. Lo dimostrano le foto.
La Legge è chiara ed è normativa nazionale, specializzata regione per regione. E’ l’articolo 12 al comma 5 della Legge 257/92 e l’articolo 12 del DPR dell’8 agosto 1994 a dettare le disposizioni generali che sono poi recepite e integrate da ogni singola regione attraverso proprie leggi regionali. Se è vero che a livello nazionale non esiste l’obbligo di segnalazione per l’eternit verso le strutture sanitarie preposte, è anche vero che esiste a disposizione degli operatori un algoritmo per la valutazione dello stato di conservazione delle coperture in cemento-amianto (algoritmo chiamato AMLETO) che anche al proprietario più sprovveduto di un’area (dove è presente eternit) suggerisce come valutare il rischio. Di solito le attività di segnalazione, accertamento, messa in sicurezza e smaltimento vengono affidate ad apposite ditte specializzate il cui elenco è pubblico (nel Lazio ce ne sono 112).
In Via Predoi all’Infernetto sembra invece esser stato fatto un ‘fai-da-te‘ sicuramente più economico rispetto ai costi di mercato, ma anche pericolosissimo per le limitrofe abitazioni.
L’urbanistica non è edilizia e tantomeno la verifica dei controlli che le Autorità preposte dovrebbero eseguire sui posti di lavoro, ma riteniamo che a questo caso si debba rivolgere una particolare attenzione perché non è possibile che nel 2016 semplici operazioni di smaltimento eternit debbano essere condotte in un quartiere residenziale con modalità da Terzo Mondo.
Le lastre di eternit, prima di qualsiasi manipolazione, dovevano essere incapsulate con appositi prodotti applicati da pistole a spruzzo al fine di realizzare una patina di rivestimento per evitare che le fibre di amianto si liberassero nell’aria. Poichè i prodotti incapsulanti richiedono un determinato tempo per l’asciugatura, particolare attenzione doveva essere data alla rimozione delle lastre di eternit, affinchè l’operazione di incapsulamento potesse ripetersi per coprire le nuove parti così venute alla luce. Solo dopo aver verificato che i prodotti incapsulanti fossero asciutti, le lastre potevano essere smontate, svitandone i supporti, senza però mai usare martelli o altri strumenti meccanici col fine di rompere le stesse. Questo perché sui bordi di rottura le fibre di amianto possono facilmente liberarsi nell’aria.
Dalle sequenze fotografiche in nostro possesso anche queste operazioni non sono state condotte a dovere. Ora qualcuno dovrà dare qualche spiegazione, se non il proprietario almeno la ditta che ha eseguito le operazioni e l’eventuale (se c’è stato) smaltimento in apposita discarica autorizzata. I lavori sono stati eseguiti giovedì 29 settembre 2016 e “si sono protratti per l’intera giornata, anche negli spazi temporali dedicati al silenzio“. Anche questo senza alcun controllo?

paula de jesus per LabUr

martedì 22 novembre 2016

INFERNETTO, VIA PREDOI: GIU' LE BARACCHE SU I VILLINI. TUTTO REGOLARE?



Un'enorme buca in zona archeologica senza alcun sondaggio preventivo, eternit sbriciolato senza alcuna evidente procedura di smaltimento, casupole inabitabili demolite per raddoppiarne la cubatura e costruire delle ville. Questo l'inquietante scenario a cui si assiste da oltre un mese presso il terreno su via Bedollo, angolo via Predoi, all’Infernetto, un quartiere residenziale senza servizi del Municipio X, quello commissariato per mafia. Ciò che più colpisce è la totale mancanza di legalità apparente che anche un piccolo cantiere come questo dovrebbe rispettare.
A poche centinaia di metri sono ancora  visibili i resti dell'acquedotto romano di via Bedollo salvato in extremis anni fa dai residenti e dall'associazione culturale Severiana eppure, contrariamente a quanto previsto per legge, qui si sono sbancati in fretta e furia metri cubi di terra senza alcun controllo, così come sono state demolite le quattro casette fatiscenti il cui tetto in eternit è stato smantellato senza preoccuparsi di utilizzare prima dei fissanti o di impiegare ditte specializzate per il suo smaltimento, nonostante nei pressi ci sia anche un asilo nido. In fondo, se ci sarà qualche caso di cancro ai polmoni, lo sapremo tra 15 anni.
Ciò che lascia più perplessi è la fretta con cui tutto questo è avvenuto. I lavori sono iniziati utilizzando due recenti 'furberie' legalizzate:

- la Legge Regionale 11 Agosto 2009, n. 21 (Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale)
- la Super DIA, cioè la combinazione della CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) e la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), introdotte nel 2010.

Le casupole avevano un regolare titolo abitativo? LabUr – Laboratorio Urbanistico, verificherà la conformità dell'operazione in corso con il contenuto degli artt. 2 e 3 della legge sopra citata, che parla espressamente, p.es., di rispetto degli standard urbanistici e delle opere di urbanizzazione primaria o di interventi che devono essere eseguiti “nel rispetto delle altezze e delle distanze previste dagli articoli 8 e 9 del decreto del Ministro per il lavori pubblici 2 aprile 1968". Se consideriamo poi che il progettista ed il direttore dei lavori sono legati in maniera 'lavorativa' molto stretta con gli uffici tecnici del Municipio, a pensare male sarà peccato ma spesso ci si azzecca.
Ricordiamo inoltre che la Super DIA è stata consegnata il 13 luglio 2016 e che i lavori sono iniziati il 29 settembre (finiranno il 30 settembre 2018 per un importo di 1,1 milioni di euro). C'è stato dunque tutto il tempo per verificare gli elaborati e i documenti necessari, tra cui anche la richiesta di una autorizzazione sismica da parte del Genio Civile.
Per altro, in questa stagione,  quando si opera uno scavo si procede subito alla realizzazione dei plinti di fondazione, cosa che non è ancora avvenuta, nonostante l’arrivo delle piogge. Perché allora tutta questa fretta di demolire? Si doveva cancellare qualcosa che ora non si può più vedere e lasciar parlare solo le carte e le successive autorizzazioni?
Non si conosce il progetto e comunque non c'è alcun Permesso di Costruire. La Super DIA è utilizzabile in alternativa al Permesso di Costruire solo nei seguenti casi:

• per interventi di ristrutturazione edilizia che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici
• per interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica, purché realizzati in esecuzione di piani urbanistici attuativi approvati che rechino precise indicazioni di carattere volumetrico, tipologico, formale e costruttivo
• per gli interventi di nuova costruzione, qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.

LabUr seguirà con molta attenzione ogni sviluppo su quel terreno perché è impensabile che all'Infernetto si continui a costruire in ogni francobollo di terra con ogni escamotage possibile, arrivando addirittura a demolire dei manufatti per utilizzarne le cubature senza garantire il rispetto degli standard urbanistici. Via Bedollo e Via Predoi non sono strade in manutenzione al Municipio X ed insistono in un quadrante dell'Infernetto come quello della convenzione di Riserva Verde, da sempre afflitto da gravi carenze urbanistiche. LabUr chiederà all’amministrazione come mai non si sono svolti i dovuti sondaggi archeologici e come mai è stato rimosso materiale in eternit senza alcuna precauzione, come dimostrano le foto in nostro possesso.

paula de jesus per LabUr

sabato 24 settembre 2016

OLIMPIADI ROMA: RICATTI E MENZOGNE DI RENZI-MALAGO'



L'ignobile ricatto al Comune di Roma fatto in questi giorni da Giovanni Malagò, Presidente del CONI, a seguito del ritiro della candidatura della Capitale dai Giochi Olimpici del 2024, non ha alcun fondamento giuridico o amministrativo. Malagò non può invocare alcun 'danno erariale' alla giunta Raggi. Infatti ad oggi, esiste solo la Mozione di Assemblea Capitolina del 25 giugno 2015 con la quale si impegnava il Sindaco Marino a proporre la candidatura olimpica di Roma e mai tale mozione è stata seguita dalla necessaria deliberazione con cui tale impegno doveva essere formalizzato a livello amministrativo. Perché gli organi dell’informazione non lo dicono? Malagò ha minacciato di agire contro il Comune di Roma per presunto 'danno erariale', in quanto il ritiro della candidatura comporterebbe una, inesistente, interruzione della "continuità amministrativa". Il 'danno' sarebbe, sempre secondo il CONI, di circa 20 milioni di euro, quasi 700 mila euro imputabili a ogni singolo consigliere capitolino del M5S. Invitiamo dunque Malagò, il PD e la stampa, in particolare La Repubblica, di informarsi sul significato di Mozione di Assemblea Capitolina, così come descritto anche nel "Regolamento del Consiglio Comunale" di Roma:

Articolo 109 (Contenuto, forma e discussione delle mozioni)

1. La mozione è un atto di indirizzo deliberato dal Consiglio Comunale per impegnare il Sindaco e la Giunta al compimento di atti o all’adozione di iniziative di propria competenza


Quindi, la 'mozione' non è un atto giuridico né tantomeno amministrativo, ma un atto di indirizzo politico che ha il solo fine di promuovere un dibattito su una specifica questione per poi fornire alla Giunta o al Sindaco orientamenti su come trattare la questione stessa. Nel caso specifico della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, nulla di più di un testo sottoposto al voto dell'Assemblea Capitolina teso ad indirizzare la politica del Comune (rappresentata dal Sindaco e dalla sua Giunta) sulla questione Olimpiadi.
Dopo la 'mozione' per la candidatura sarebbe stata necessaria una deliberazione che impegnasse e vincolasse il Sindaco Marino e la sua Giunta ad adempiere al contenuto riportato nella deliberazione stessa, perché una Deliberazione di Assemblea Capitolina rappresenta un atto giuridico e amministrativo attraverso il quale l'Assemblea adotta le proprie decisioni che hanno la precisa natura di 'regolamento'.

E’ curioso rilevare che sotto l'ex Sindaco Gianni Alemanno, l'iter seguito fu il seguente (corretto da un punto di vista sia politico sia amministrativo)
21 gennaio 2010 - ordine del giorno n.21 che, approvato all’unanimità dall'Assemblea Capitolina, impegna il Sindaco a presentare al CONI la candidatura di Roma ad ospitare i XXXII Giochi Olimpici e ai XVI Giochi Paralimpici del 2020;
18 maggio 2010 - il Consiglio Nazionale del CONI accoglie la candidatura di Roma;
08 giugno 2011 - il Direttore del Dipartimento Sport esprime parere favorevole circa la regolarità tecnica della deliberazione in oggetto;
12 luglio 2011 - il Ragioniere Generale esprime parere favorevole circa la regolarità contabile della deliberazione in oggetto;
14 luglio 2011 - con deliberazione n.54 dell'Assemblea Capitolina approva con 51 voti favorevoli, 2 contrari e l’astensione dei Consiglieri Rossin e Storace, la "Autorizzazione alla candidatura della città di Roma ai XXXII Giochi Olimpici e ai XVI Giochi Paralimpici del 2020 e costituzione del relativo Comitato Promotore".

Monti ‘bocciò’ la candidatura alle Olimpiadi 2020. Con l’arrivo di Ignazio Marino e Matteo Renzi, le cose andarono diversamente:  

15 dicembre 2014 - Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, annuncia che Roma si candiderà alle Olimpiadi del 2024 e che Giovanni Malagò, presidente del CONI, assumerò la guida del Comitato Promotore anche se tale dichiarazione non ha mai rappresentato un impegno formale per il Comitato Olimpico Internazionale (CIO);
25 giugno 2015 - L'Assemblea Capitolina approva la mozione per impegnare il Sindaco e la Giunta alla candidatura di Roma 2024;
02 luglio 2015 - il Consiglio Nazionale del CONI accoglie la candidatura di Roma;
15 settembre 2015 - Roma presenta la sua candidatura ai giochi olimpici nella cosiddetta "prima fase";
17 febbraio 2016 - consegna al CIO della fase 1 del dossier;
Fino ad oggi dunque c’è stata solo una manovra politica del Governo Renzi, nata per far dimenticare anche le vicende di Mafia Capitale. Non a caso, mentre si votava la mozione, Francesco D'Ausilio si dimetteva da capogruppo capitolino del PD e veniva partorito un dossier ricco di imbarazzanti affermazioni. Ne riportiamo alcune:

1)      "La vera forza della candidatura italiana è disporre del 70% degli impianti sportivi" (tra questi, due 'chicche': il Marco Simone Golf & Country Club e i padiglioni della Fiera di Roma per sport indoor);
2)      "Le Olimpiadi consentiranno di realizzare, potenziare e mettere a sistema opere che cambieranno la mobilità a Roma. La “cura del  ferro” sarà il cuore degli interventi infrastrutturali previsti" (tra cui, ovviamente, il potenziamento della Roma-Lido!)
3)      "I costi operativi sono pari a circa 3,2 miliardi e riguardano organizzazione, sicurezza, anti-doping, gestione eventi e impianti temporanei, e saranno interamente coperti dal CIO, dalle sponsorizzazioni, da “marketing”, “merchandising” e proventi della biglietteria. I costi di investimento (2,1 miliardi) riguardano il Villaggio Olimpico, i centri Media, gli impianti sportivi permanenti, gli impianti di allenamento e saranno a carico dello Stato e non delle singole amministrazioni comunali"

In pratica, un insieme di interventi urbanistici (p.es. il Villaggio Olimpico) e infrastrutturali (p.es., il Grande Raccordo Anulare delle Biciclette), che spaziano dal rifacimento e/o adeguamento degli impianti sportivi fino alla mobilità, pagati dal CIO (1,7 miliardi di euro), dai privati (1,5 miliardi di euro) ma soprattutto dalla pubblica amministrazione (2,1 miliardi di euro). Tutto questo senza che il CONI abbia concordato con il Comune di Roma (città ospitante per volontà di Matteo Renzi), almeno i seguenti punti:
- lo Statuto del Comitato Promotore, per condividere e concertare obiettivi e finalità dell'evento (ma anche la composizione dell'organico)
- un organo di controllo per sovraintendere insieme l’impatto dell’evento sulla città in termini di vivibilità urbana, opere pubbliche e assetto urbanistico, nonché la ricaduta dei progetti anche oltre l’evento olimpico e paraolimpico per il potenziamento dell’impiantistica sportiva e dello sport di base;
- strumenti amministrativi per coordinare le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’evento olimpico e paraolimpico, stimolando la partecipazione della cittadinanza anche in termini di idee e progetti.

Nulla di tutto questo è stato fatto dal trittico Renzi-Malagò-Marino eppure oggi strillano ad un presunto “danno erariale” compiuto dalla giunta Raggi, senza avere in mano alcun strumento giuridico a supporto e senza aver mai ottemperato all’obbligo di giustificare la spesa di quasi 20 milioni di euro da parte del Comitato Promotore in 18 mesi di attività.

paula de jesus per LabUr- Laboratorio di Urbanistica